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Monumenti · Capoterra

Chiesa di Santa Barbara

Chiesa romanico-pisana del 1281 sulle alture di Capoterra

La più antica chiesa di Santa Barbara in Sardegna sorge sulle pendici del monte omonimo, a monte del centro abitato di Capoterra. La sua fondazione è documentata in un'iscrizione del 1281, che la colloca nella campagna di Capoterra, al tempo parte della curatoria di Nora nel Giudicato di Cagliari.

L'esterno della chiesa

L'edificio presenta una pianta rettangolare con facciata a capanna, secondo il canone del romanico toscano trapiantato in Sardegna dai pisani. La facciata è coronata da un campanile a vela con due fornici, e articolata da archetti pensili e lesene che creano un gioco di luci e ombre sulla superficie muraria.

Nella facciata sono incastonati bacini ceramici policromi: protomaioliche da Brindisi del XIII secolo e ceramiche con decorazioni geometriche islamiche dal Nord Africa. I "bacini" erano tipici delle chiese pisane, piccole ciotole murate nella facciata che riflettevano la luce. Alcuni originali sono stati rimossi per la conservazione e sostituiti con copie.

Il portale d'accesso presenta un architrave monolitico sormontato da una lunetta ad arco a tutto sesto. La muratura è in conci di calcare e arenaria, disposti in filari regolari. Sul fianco sud si apre una monofora strombata che illumina l'interno.

Tra la fine del XVI e gli inizi del XVII secolo, i Frati Minori Conventuali di San Francesco di Stampace, a Cagliari, ottennero probabilmente il possesso della chiesa. Non è escluso che la chiesa di Santa Barbara in questo periodo, lungo la direttrice della Karralizza (l'attuale strada per Capoterra), fosse utilizzata come stazione di sosta e ristoro per i viandanti.

L'interno della chiesa

L'aula unica, coperta da capriate lignee, è raccolta e austera. Le pareti intonacate sono scandite da lesene e archetti. L'abside, orientata a est, accoglie l'altare maggiore con il simulacro della Santa.

L'interno ha subito numerose trasformazioni. Nel 1862 e nel 1998 la Soprintendenza ha consolidato le murature, restaurato le capriate e riportato alla luce elementi originali nascosti da intonaci successivi. L'acquasantiera in marmo, probabilmente medievale, è tra i pezzi più antichi conservati all'interno.

Il primo rettore della parrocchiale di Sant'Efisio, don Atzori, fece trasferire alcune statue dalla chiesa campestre alla parrocchiale intorno al 1862, tra cui un Cristo Crocifisso ligneo.

La Santa

Il culto di Santa Barbara Vergine e Martire Cagliaritana è attestato a Capoterra dalla metà del XVI secolo. Si tratta di una santa locale — diversa dalla più nota Santa Barbara di Nicomedia — la cui storia è avvolta nella leggenda e nel mistero.

Secondo la tradizione, Barbara era figlia di un ricco pagano cagliaritano. Convertitasi al cristianesimo, fu processata e condannata a morte dal padre stesso, che la decapitò con le proprie mani sulle alture di Capoterra. Dove la testa cadde, sgorgò miracolosamente una sorgente d'acqua.

L'iscrizione lapidea più antica che la riguarda, datata 1624, recita: "S. BARBARA V. ET M. Q. VIXIT ANNIS XXX" — Santa Barbara Vergine e Martire che visse trent'anni. Un'altra iscrizione, nella chiesa, la definisce "Vergine Martire Cagliaritana". Le reliquie della Santa furono scoperte il 23 giugno 1621 in un documento dell'archivio episcopale.

Il padre cappuccino Ferreli, nei suoi studi secenteschi, identifica Barbara con una martire del periodo dioclezianeo (III-IV secolo). La tradizione popolare ha sovrapposto elementi della leggenda orientale (la torre, il fulmine) con quelli locali (il martirio sulle alture, la sorgente). Il risultato è un culto che non ha paralleli negli altri paesi sardi.

La sorgente di Sa Scabizzada

A poche centinaia di metri dalla chiesa, in mezzo alla vegetazione, c'è la sorgente di Sa Scabizzada, "la decapitata" in sardo. La tradizione vuole che sia sgorgata dove cadde la testa di Santa Barbara.

La struttura è in pietra, con una volta a botte che protegge due piccoli ambienti. L'acqua, raccolta in una vasca, era ritenuta efficace contro le malattie degli occhi. Pellegrini da tutta la zona di Cagliari venivano a lavarsi il viso con l'acqua della sorgente.

Sulle pareti ci sono formelle con l'immagine di Martin Capoterra, ex voto dei secoli XVII-XIX. La sorgente è stata frequentata come luogo sacro fino al Novecento inoltrato.

Oggi la sorgente è in stato di abbandono. Le murature hanno bisogno di consolidamento, la vegetazione ha invaso gli accessi, l'acqua non è più utilizzabile. Servirebbe un restauro.

Informazioni

Epoca: 1281 (iscrizione documentata)

Stile: Romanico-pisano

Posizione: Alture di Santa Barbara, sopra il centro abitato

Restauri: 1862, 1998 (Soprintendenza)

Festa: Prima settimana di luglio

Fonte: Schede Monumenti Aperti, testi di Mauro Dadea, grafica Marco Frau, 2007.