Scopri · Capoterra
Storia
Dal Neolitico alla prima ferrovia della Sardegna: tremila anni di storia.
Capoterra ha una storia lunga e discontinua. Abitata dal Neolitico, distrutta nel 1355, rimasta completamente deserta per tre secoli, rifondata nel 1655 con sette famiglie. Ogni strato ha lasciato tracce nel territorio.

Cronologia
Le origini preistoriche
A Cuccuru Ibba viene impiantata un'officina litica per la lavorazione della pietra. Resti di capanne circolari testimoniano i primi insediamenti stabili nel territorio.
Epoca nuragica
I nuragici costruiscono il nuraghe di Monti Arrubiu e l'insediamento di Baccu Tinghinu. Il territorio è punteggiato di torri e villaggi fortificati.
La presenza punica
I cartaginesi fondano l'insediamento di Su Loi e la necropoli di Sant'Antonio. Capoterra diventa un nodo commerciale tra l'entroterra e la costa.
L'epoca romana
I romani edificano un oppidum presso la laguna e una villa con terme e mosaici a Su Loi, scoperta negli anni '50 dall'archeologo Gennaro Pesce. Le miniere di ferro a Sant'Antonio attirano minatori specializzati dalla Tracia. Magazzini con grandi giare vengono costruiti presso Frutti d'Oro per lo stoccaggio delle merci.
Il santuario pagano
A Punta Santa Barbara sorge un santuario cacuminale pagano. Negli anni '70 vi vengono rinvenute centinaia di monete romane — di Gallieno, Massimiano, Costantino, Costanzo II e Teodosio — insieme a tracce di sacrifici animali.
La chiesa di Santa Barbara
L'eremita Praguantino fonda la chiesa di Santa Barbara de Montes in stile romanico-pisano, con eremiti agostiniani. L'iscrizione recita: "In onore di Dio e della Beata Barbara Martire, questa chiesa fu costruita nell'anno del Signore 1281". Nella facciata vengono inseriti bacini ceramici, tra cui protomaioliche da Brindisi e ceramiche islamiche dal Nord Africa.
La distruzione
Il viceré aragonese Berengario Carroz distrugge Capoterra come rappresaglia contro la rivolta del Giudice Mariano IV d'Arborea. Il territorio resta spopolato per tre secoli.
Il deserto
Lo storico Giovanni Francesco Fara scrive nella Sardinie Corografiam che il territorio della curatoria di Nora è "completamente deserto e boscoso, con animali selvatici". Solo una sporadica presenza monastica rimane.
La rifondazione
Il Barone Girolamo Torrelas Spiga rifonda l'abitato con il nome di "Villa di Sant'Efisio" tramite una Bolla di Mortarelli. Le prime famiglie arrivano dal Logudoro e dalla Gallura: Atzori, Dessì, Piras, Perra, Casu, Farigu, Melis, Lecca, Cossu, Boi, Lai.
Il primo censimento
Il primo censimento registra solo 7 fuochi — circa 28 abitanti in tutto. La crescita sarà lenta: 156 abitanti nel 1678, 105 nel 1688 (dopo la carestia del 1680), 227 nel 1728, 377 nel 1751.
La baronia
Il 25 giugno la baronia viene concessa a Girolamo Agostino Torrella Spiga. Inizia una successione baronale complessa che passerà per i Torrellas, i marchesi di Soleminis e gli Zapata, con sequestri regi e dispute ereditarie.
Riforma amministrativa
Il 24 settembre Carlo Emanuele III istituisce il Consiglio Comunitativo (5 consiglieri) e la Giunta dei Propri Uomini (5 membri). Solo i proprietari terrieri maschi possono essere eletti.
La grande carestia
Una grave carestia colpisce Capoterra. La memoria popolare la ricorda nel detto "su bammi del San Odorcio". La popolazione, circa 400 abitanti, vive di pastorizia e agricoltura in condizioni di estrema povertà. In paese ci sono solo una dozzina di artigiani: un fabbro, un sellaio, un calzolaio, un muratore, un mugnaio.
Comune autonomo
Carlo Alberto abolisce il feudalesimo in Sardegna. Capoterra diventa comune autonomo, libero dal vincolo baronale dopo quasi due secoli.
L'ingegnere Gouin e la chiesa
L'ingegnere minerario francese Gouin arriva per esplorare i giacimenti di ferro e acquisisce la tenuta di Baccu Tinghinu. Lo stesso anno inizia la costruzione della nuova chiesa parrocchiale, che sarà ultimata nonostante il crollo di alcune navate durante i lavori.
La prima ferrovia della Sardegna
Viene inaugurato il tracciato ferroviario di 14,5 km a scartamento ridotto (600 mm) tra la miniera di San Leone e il porto di Maramura. Inizialmente a trazione animale, è la prima ferrovia dell'isola.
L'eucalipto più antico
Gouin pianta nel giardino della sua tenuta quello che è considerato l'eucalipto più antico della Sardegna. L'albero esiste ancora oggi.
L'alluvione
Una grande alluvione danneggia gravemente la casa parrocchiale e la chiesa. Il Rettore Leka, figura carismatica e combattiva che guiderà la parrocchia fino al 1940, avvia le riparazioni e fonda numerose associazioni religiose.
La donazione Zarpata
L'imprenditore Zarpata e la moglie donano un terreno edificabile con le rovine della vecchia chiesa e del cimitero alla parrocchia, per la costruzione di un orfanotrofio e centro educativo per bambini.
La ricerca dell'uranio
La società SOMIREN (Gruppo ENI) conduce ricerche a Arcu su Linnarbu, scoprendo minerali di uranio. I giacimenti vengono però giudicati economicamente non sfruttabili.
Il boom demografico
L'espansione edilizia crea la fascia costiera e la zona collinare di Poggio dei Pini. La popolazione passa da 4.820 abitanti nel 1951 a oltre 18.000, con un incremento tra i più alti dell'isola. L'industria chimica si insedia vicino a Santa Gilla, trasformando irreversibilmente il paesaggio.
Perdita del patrimonio
Durante i lavori di costruzione della Residenza del Sole, vengono distrutti i resti della chiesa medievale di Santa Maria Maddalena. Ceramiche e elementi architettonici vengono bulldozerati nelle fondamenta. Le denunce alla Soprintendenza restano senza risposta.

Le famiglie fondatrici
Quando il Barone Torrelas rifondò Capoterra nel 1655, richiamò famiglie da diverse regioni della Sardegna. I primi cognomi nei documenti parrocchiali sono Atzori, Dessì, Piras, Perra, Casu, Farigu, Canta, Palmas, Melis, Lecca, Cossu, Boi, Lai, Ligas, Porcu, Piano. Molti di questi cognomi sono ancora oggi tra i più diffusi a Capoterra.
Le strade del primo nucleo portavano nomi in sardo: Sugaminu (oggi Corso Gramsci e Via Diaz), Sustrintu de Mesoida (Via Roma), Sugamminu de Subiginao de Susu (Via Indipendenza e Via Santa Barbara). Il paese si sviluppava verso nord dalle carceri baronali, con strade sterrate attorno alla chiesa e alla casa del barone.
La ferrovia e le miniere

Le miniere di ferro a Sant'Antonio erano già attive in epoca romana, quando minatori dalla Tracia venivano in Sardegna per i giacimenti auriferi. Nel XIX secolo l'arrivo dell'ingegnere francese Gouin e la costruzione della prima ferrovia dell'isola (14,5 km a scartamento ridotto, inizialmente a trazione animale) fecero di Capoterra un centro di attività mineraria.

Fonte: Convegno "Capoterra 1655-2005 — 350 anni di una nuova storia", 2005.
Lo sapevi che...
L'eucalipto più antico della Sardegna si trova a Capoterra, piantato nel 1865 dall'ingegnere francese Gouin.
La prima ferrovia dell'isola era a trazione animale — i cavalli trainavano i vagoni carichi di minerale.
Il territorio fu completamente disabitato per 300 anni, dal 1353 al 1655. Nel 1580 lo storico Fara lo descrive come "deserto e boscoso con animali selvatici".
Il nome "Cabuderra" in sardo significa "testa della terra" — era la prima terra dopo la laguna sulla strada romana che collegava Cagliari a Nora.
Nel primo censimento del 1656, Capoterra contava solo 7 fuochi: circa 28 abitanti in tutto il territorio.
Nella facciata della chiesa di Santa Barbara (1281) sono incastonate ceramiche islamiche dal Nord Africa e protomaioliche da Brindisi del XIII secolo.
A Punta Santa Barbara, sotto la chiesa cristiana, si nasconde un santuario pagano romano con centinaia di monete del III-V secolo d.C.
Le prime famiglie fondatrici del 1655 — Atzori, Dessì, Piras, Perra, Casu, Melis, Lecca — portano cognomi ancora oggi diffusissimi a Capoterra.